Come fosse il primo appuntamento
Come fosse il primo appuntamento
Dopo più di una decina d’anni di trasgressioni cuckold, nemmeno tantissime o abitudinarie – ad onore del vero – e sporadiche “distrazioni” coniugali che mi sono concessa con qualche amico, seppur prevalentemente concordate con mio marito, ad entrambi venne la sensazione che tutto ciò era diventato anch’esso una routine.
Fummo d’accordo che avevamo bisogno di qualche nuovo stimolo.
Una sera, durante una cenetta a due nel nostro ristorante preferito, abbiamo rivangato qualche ricordo delle nostre prime uscite, arrivando a sorridere delle piccole strategie che avevamo messo in atto per piacere l’una all’altro e a cosa avevamo prestato più attenzione nei comportamenti di ciascuno.
Usciti dal locale e messa in moto la macchina, Manuel mi domandò se, invece di tornare a casa, mi andava di fare un giro.
Gli risposi affermativamente, così percorremmo un po’ di chilometri discorrendo. Arrivati nei pressi di alcuni capannoni industriali, Manuel accostò e parcheggiò in uno slargo. Spense il motore e disse: “Sai, sono davvero felice che tu abbia accettato il mio invito a cena. Era diverso tempo che volevo chiederti di uscire, ma temevo che avresti rifiutato. In fondo, do a tutti l’impressione di essere uno sciupafemmine, invece sono piuttosto timido e molto rispettoso nei confronti delle donne. Poi, mai avrei sperato che una bellezza come te mi avrebbe concesso un po’ del suo tempo…”
Per i primi istanti, non mi fu chiaro il senso delle le sue parole, poi capii e stetti al suo gioco che mi parve molto intrigante.
“Figurati! Ho molto gradito il tuo invito. Ad essere sincera, mi chiedevo cosa aspettassi a domandarmi di uscire. Temevo di non piacerti.”
Al che, Manuel mi prese una mano, se la portò vicino alle labbra e le diede un leggero bacio. I nostri sguardi si incrociarono e non resistetti oltre a protendermi verso il suo viso.
Chiusi gli occhi e, un’istante dopo, le nostre bocche si toccarono. Esitammo un po’, poi, all’unisono, prendemmo a baciarci appassionatamente, dopodiché dovemmo di riprendere fiato.
“Wow, quanta passione!” esclamai, senza smettere di saettare i miei occhi nei suoi.
Manuel non disse nulla, ma l’espressione raggiante del suo volto parlò più di mille discorsi.
Appoggiai una mano dietro alla sua nuca e lo tirai nuovamente verso di me: desideravo ardentemente sentire ancora il suo sapore e il calore della sua bocca.
Inclinai la testa a suo favore, socchiusi maggiormente le labbra in modo che potessero venire attraversate dalla sua lingua con più facilità e mi abbandonai al nostro amplesso orale.
Dopo qualche minuto, istintivamente, senza pensarci, l’altra mia mano si appoggiò sulla sua coscia destra, pericolosamente vicino al suo pacco.
Sentii una scarica elettrica percorrermi la schiena e, come un lampo, nel mio cervello si materializzò questo pensiero: “Penserà che sono un po’ troia se gli accarezzo il pisello la prima volta che usciamo insieme? Ma chissenefrega! Ho voglia di toccarlo!”
Così, con naturalezza e molta calma, il palmo della mia mano si impossessò del suo rigonfiamento, mentre tre dita scorrevano leggere sulle palle.
Apprezzai molto che egli non si approfittò della situazione prendendosi delle libertà con me, nonostante la mia sfrontatezza.
Riprendemmo nuovamente fiato, ed io tornai al mio contegno di “brava ragazza” al primo appuntamento.
Guardai l’orologio e dissi: “Si è fatto un po’ tardi. Domani lavoro. Ti dispiace se ti chiedo di riaccompagnarmi a casa?”
“Certo che no. Anzi, scusa se ti ho costretta ad attardarti.” rispose da perfetto gentiluomo, mettendosi in procinto di accendere la macchina.
“Aspetta. Non è poi così tardi…” dissi. Presi la mano che stava per premere il pulsante di accensione del motore e gliela spostai su una mia coscia.
Mi fissò con aria interrogativa, ma io lo ignorai completamente. Tornai a tastargli il pacco per qualche istante. Con assoluta nonchalance, gli abbassai la zip dei pantaloni, ci infilai tutta la mano e presi ad impastargli il pisello tra le dita e il tessuto elasticizzato dei boxer che trovai già parecchio umido.
Continuavo a fissarlo con sguardo seducente e lui fu abbastanza accorto a non dire niente e a lasciarmi fare.
Le mie dita scavalcarono l’elastico della sua biancheria intima e si avvolsero attorno al bastone di carne che, nel frattempo, era diventato durissimo.
Presi a dargli alcune lente ma profonde segate, che però fui costretta ad accelerare abbastanza presto, perché percepii l’inequivocabile vibrazione dell’imminente sborrata.
Infatti, trascorsero ancora pochi istanti, prima che Manuel inclinasse la testa all’indietro, irrigidisse la muscolatura e inarcasse la schiena.
L’abbondante getto di seme prese a schizzare fuori dal glande, imbrattandomi dapprima le dita, per poi spandersi disastrosamente nei boxer.
Rallentai la sega ma non la interruppi, accertandomi di averlo completamente soddisfatto.
Infine, gli diedi ancora un bacio appassionato e tolsi la mano dal suo inguine.
Con la mano rimasta non impiastricciata, recuperai dalla borsetta un po’ di fazzolettini e gliene passai qualcuno, affinché potesse darsi anche lui una ripulita.
Attesi compiaciuta che terminasse di sistemarsi e che accendesse l’auto. Ma, prima di farlo, mi si rivolse e mi domandò: “Dimmi un po’, furbina: hai l’abitudine di fare una sega già la prima volta che esci con un ragazzo, oppure devo considerarmi un privilegiato?”
Risi: “Fai un po’ tu…” risposi divertita e civettuola.
Manuel mise in moto e riprendemmo la strada verso casa nostra.
Durante il tragitto, cercai di ricordare tutti i “primi appuntamenti” del mio passato, per trovare una risposta alla sua domanda che, però, non gli avrei comunicato, almeno per il momento.
In effetti, da quanto ricordai, dimostrai abbastanza spesso la mia riconoscenza ai ragazzi e a gli uomini che mi piacquero già alla prima uscita e, a parte molte seghe e diversi pompini con i quali li ricompensai, con due o tre miei ex addirittura scopai al primo appuntamento.
Manuel mi fa spesso certe domande, sebbene mai con intento indagatore e solamente per corroborare con dettagli piccanti i nostri momenti di intimità, e mi mette nella condizione di fare dei bilanci sulla mia vita sessuale che, altrimenti, non mi sarei mai sognata di rivangare. Arrivo sempre alla conclusione che non sono stata certamente una santa: anzi, me la sono sempre spassata senza riserve o pudori.
D’altra parte, ai tempi della mia gioventù, si viveva con maggior spensieratezza, e molte di quelle che oggi vengono chiamate “trasgressioni”, all’epoca erano catalogate sotto la voce “semplice e naturale desiderio di scoperta”.
Per una bella ragazza senza pregiudizi, senza sovrastrutture morali o religiose, le tentazioni erano tantissime e le occasioni per soddisfarle ancora di più, complice anche il mio ambiente lavorativo, quello dello spettacolo, da sempre connotato come “licenzioso”.
Nonostante ciò, forse perché ormai quasi quarantenne, con un po’ di più testa sulle spalle e con tantissime curiosità ormai appagate, quando conobbi Manuel non fui così libertina come lo fui con altri uomini.
Infatti, alla nostra prima uscita, gli diedi solo un bacetto sulle labbra, salutandolo davanti al portone di casa. La seconda volta, una settimana dopo, ci baciammo a lungo in macchina, ma fui risoluta nella decisione che, se mi avesse toccata, nonostante indossassi una minigonna scandalosamente indecente, non l’avrei più voluto vedere.
Il nostro terzo incontro, invece, culminò con una delle più sontuose scopate che mi sia mai fatta, tanto per soddisfare degnamente le troppe voglie accumulate nelle due settimane precedenti.
Ad ogni modo, una decina di giorni dopo il nostro finto “primo appuntamento”, rapita dalle emozioni che avevo rivissuto, volli replicare la situazione. Questa volta, però, per rendere ancora più intrigante tutto l’intreccio, prima di iniziare a prepararmi per uscire, invitai Manuel a farsi un giro di un paio d’ore al centro commerciale.
Quando fui pronta, gli mandai un messaggio per avvisarlo. Mentre attendevo il suo arrivo, mi ero talmente calata nella parte che avevo il battito del cuore accelerato e, quando udii il suono del citofono, quasi trasalii dall’emozione.
“Arrivo subito!” risposi con voce squillante. Percorsi a passo svelto il vialetto che porta all’ingresso della proprietà e lui mi attendeva, con occhi scintillanti, accanto allo sportello dell’auto che teneva aperto.
“Ciao!” dissi sorridente, poi gli diedi un bacetto sulla guancia. Lui attese che mi accomodassi, godendosi l’inevitabile scosciamento offerto dal mio miniabito a tubino, poi richiuse la portiera.
“Tutto bene? Sono stata felice che tu mi abbia invitata nuovamente.” dissi stringendogli la mano appoggiata sulla leva del cambio.
La cena mi sembrò volare in un lampo, ricordandomi quelle delle nostre prime uscite di quasi vent’anni prima.
“Non ho voglia di tornare a casa subito…” dissi appena arrivammo alla macchina.
“Vuoi andare in qualche locale a bere qualcosa, o a ballare?” mi domandò dopo essere saliti.
“A ballare, magari ci andiamo la prossima volta. Ti andrebbe di fare ancora un giretto in macchina? Sto così bene con questo calduccio. Poi, mi piace rimanere a chiacchierare con te…” risposi, senza riuscire a nascondere un certo tono malizioso nella mia proposta.
Giunti quasi in prossimità del posto dove ci eravamo appartati la volta precedente, gli suggerii di fermarsi ancora lì.
Appena spense il motore, fui io a prendere l’iniziativa, spostandomi verso di lui per baciarlo.
“Beh, allora devo intuire che ti piaccio proprio…” mi disse in una delle pause che ci prendemmo.
“Certo che mi piaci, sciocco.” replicai, e aggiunsi: “Se tu non mi piacessi così, non avrei rifiutato i numerosi inviti di altri uomini che ho ricevuto da quando ci siamo visti l’ultima volta.”
“Immagino che, dato il tuo aspetto, sarai un po’ sotto assedio…” osservò con molta arguzia.
“Direi proprio di sì. Però, se ti va, d’ora in poi, potrai esserci solo tu ad assediarmi. Che ne dici?”
“Davvero molto lusingato. Accetto volentieri senza riserve!” rispose. Al che, riprendemmo a limonare furiosamente come due adolescenti in fregola ormonale. Per dirla tutta, anch’io avevo gli ormoni in subbuglio, tanto che non riuscii a mantenere il controllo come, fino a quel momento, era invece riuscito a Manuel.
Come sempre mi accadde con gli uomini che mi piacevano, anche questa volta non ebbi nessuna riserva nell’abbandonarmi al mio desiderio e a mostrare la mia indole intraprendente e libertina. Mi sfilai velocemente il cappotto e lo feci volare sul sedile posteriore, mi misi più comoda, con le gambe protese verso di lui e, appena riprese lo scambio di baci, la mia mano tornò a deliziare le sue zone intime, con leggeri ma ben determinati toccamenti.
Desideravo ardentemente sentire nuovamente i sussulti e la tensione del suo pisello stretto nel mio pugno ma, altrettanto intensamente, volevo essere toccata, violata, e percepire le sue reazioni di fronte al trasporto e all’oscenità con i quali stavo per concedermi a lui.
Visto che Manuel si rivelò essere molto, troppo, gentiluomo, limitandosi solamente ad abbracciarmi forte e ad accarezzarmi la schiena, dovetti essere io ad incoraggiarlo ad andare oltre.
Così, percorsi con la mano una delle sue braccia e, quando raggiunsi le sue dita, gliele spostai verso il basso, fin su un fianco, poi ancora più giù, sulla coscia inguainata dal velato e setoso collant. Finalmente, mise da parte le buone maniere e si lasciò attrarre dalle mie forme, provocanti anche al tatto.
I momenti successivi furono per me meravigliosi: la sua mano si spostava sapientemente dal mio culo alle ginocchia, percorrendo le cosce prevalentemente all’esterno, ma spesso al loro interno, fin quasi a sfiorarmi l’albicocca, poi tornava verso il basso.
Contavo le volte che ripeteva questo movimento e speravo che quella successiva fosse dove avrebbe osato di più, decidendosi a toccarmi la carnosa albicocca che, già fradicia, implorava di venire pastrugnata con forza e decisione.
Aumentai l’intensità delle strizzate che stavo dando al suo pisello, ancora costretto nei pantaloni, che sentivo contorcersi e assecondare i movimenti delle mie dita. Nuovamente, dovetti essere io a far compiere, al troppo educato Manuel, il passo successivo.
Appena la sua mano stette per arrestarsi quasi a contatto delle mutandine, divaricai maggiormente le cosce e spinsi il bacino verso il basso, in modo da rendere inevitabile il contatto tra le sue dita e il mio Monte di Venere.
Fu davvero liberatorio sentirmi la vulva avvolta nel palmo della mano, ma dovetti fare appello a tutta la mia forza di volontà per non lasciarmi travolgere all’ondata dell’impetuosa squirtata che sentii arrivare in quel momento.
Manuel proseguì ad esplorare intensamente la mia intimità attraverso le mutandine e, dopo pochi minuti, non resistetti oltre e fui costretta a lasciar esplodere l’orgasmo, assieme al getto di liquido cristallino che lo accompagnò e che fu sparato fin contro al cruscotto.
Terminati gli spasmi di piacere, fui pervasa dal senso di imbarazzo per avergli ridotto così gli interni della sua bellissima auto e mi sentii in dovere di chiedergli scusa.
Manuel fu davvero carino nel cercare di togliermi dall’empasse e io volli ricompensarlo a modo mio: “Abbassa lo schienale.” dissi.
Appena fu in posizione sdraiata, le mie mani si dedicarono a slacciargli la cintura e i pantaloni.
Quando feci scorrere la zip, dai lembi di tessuto svettò il gonfiore del suo pacco, trattenuto a stento dalla lycra dei boxer che sembrava essere sul punto di strapparsi, tanta era la forza che premeva all’interno.
Sentii il piacevolissimo dovere di dare sollievo alla sua prorompente tensione virile.
Dopo averla massaggiata con dedizione attraverso il tessuto, abbassai l’elastico dei boxer e il membro scattò fuori. Dapprima ondeggiò brevemente davanti al mio viso, poi si arrestò, rimanendo teso verso l’alto come il pennone di un veliero.
Non lasciai trascorrere nemmeno un istante prima di ghermirlo come fosse l’elsa di una spada.
Le mie dita affusolate si chiusero attorno a quel manico fremente e iniziarono la loro danza di piacere.
Manuel si era ormai abbandonato a me, consapevole di quanto la sua nuova conquista fosse davvero esperta in quell’arte amatoria.
Dopo una quindicina di segate leggere, lo resi edotto della mia bravura ad usare la bocca e la lingua. Feci scorrere le labbra lungo quasi tutta l’asta, lasciando che il pistolone mi arrivasse fin quasi in gola, poi mi ritrassi con altrettanta lentezza, accompagnando il risucchio con la rotazione della lingua attorno al glande.
Arrivata in cima, ripetei l’affondo e il resto della sequenza per almeno un’altra decina di volte.
Nel frattempo, puntavo spesso il mio sguardo dentro i suoi occhi. Aumentai progressivamente la velocità degli affondi e la potenza dei risucchi, fino a quando percepii, lungo il gambo, quella vibrazione a me così famigliare.
“Sto per venire…” disse, credendo che non me ne fossi già accorta. Apprezzai molto la sua carineria di lasciare a me la scelta se ricevere la sborrata in bocca o farla sfogare altrove.
Proseguii imperterrita a pomparlo, fino all’esplosione finale che mi riempì di crema densa e bollente e che, in parte, riuscii ad ingoiare. Fu così abbondante che, in ultimo, non ci riuscii più e dovetti farla scolare attraverso le labbra.
Alzai il viso dal suo ventre e gli presentai la maschera tipica dell’amante devota, con le labbra e il mento impiastricciati.
Inaspettatamente, Manuel si sollevò e venne a baciarmi, condividendo con me il nettare che gli avevo appena risucchiato.
“Mmmh, quanto sperma!” osservai con tono malizioso, pulendomi il volto dall’impiastramento, aiutandomi anche con la lingua a raccogliere gli ultimi residui che avevo sulle labbra. Intanto, lo osservavo mentre cercava di togliere dal pisello, oltre ai resti di sborra, anche le strisciate di rossetto.
“Sei proprio la fidanzata ideale: signorile, elegante e di gran classe quando sei in pubblico, ma molto disponibile, disinibita, e… perdonami il termine, assolutamente porca in privato. Magari ti avessi incontrata prima…”
“Ah, ah, ah…” scoppiai a ridere. “Ogni cosa arriva al tempo giusto. Probabilmente, quando ero più giovane, non ti sarei piaciuta così tanto. Un giorno ti spiegherò e capirai.” conclusi, lasciandomi cingere da un’aria di mistero che lo avrebbe molto intrigato e tenuto più stretto a me.
Sulla strada del ritorno, lo vidi taciturno, ma con un’espressione del viso davvero beata: “Chissà a cosa starà pensando…” riflettei, “Probabilmente, sta ripercorrendo con la mente i momenti che abbiamo appena vissuto, oppure starà fantasticando su quando ci faremo la prima scopata…, oppure ancora, starà chiedendosi quanti uomini mi sono fatta per arrivare a tali abilità erotiche.”
“Tranquillo, amore. A tempo debito, saprai tutto su di me, risponderò ad ogni tua domanda e soddisferò ogni tua curiosità o esigenza…” dissi tra me, ormai talmente immedesimata nella parte della nuova fidanzata di Manuel da quasi non riuscire più a distinguere la fantasia del nostro gioco dalla realtà di essere sua moglie da quasi vent’anni.
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